Quelli che ritornano

Sono state due settimane veloci e convulse, le cose si sono accavallate e io ho corso per tenere il passo. Non sempre ci sono riuscita. Ho riscoperto qualcosa di prezioso che avevo sepolto sotto tutta la rabbia, ho pianto, mi sono incazzata furiosamente e ho tratto qualche conclusione. Non riesco più a trarre le conclusioni assolute che solo fino a un anno fa mi facevano dormire serena. giusto sbagliato, bianco o nero.

Avrei voluto aggiornare il blog ogni settimana, essere brillante e sagace. Quindici giorni hanno di nuovo capovolto tutto e ho accettato di scrivere quando il groviglio si dipana e la voglia di condividere si fa più forte. Ho accettato che una persona a cui voglio bene mi abbia detto cose dolorose e in parte inesatte, ma sono uno spunto di riflessione e questa volta non metterò la testa sotto la sabbia.

Ho accettato di avere un passo lento e goffo, di avere mal di schiena anche se faccio un corso per insegnare yoga e di avere la tosse e la voce bassa, ho accettato di fare fatica e ho smesso di violentarmi pretendendo tempi e modalità che non mi appartengono.

Accettare quella me così diversa da quella che avevo in mente è stato doloroso, e non è certo successo in due settimane, ma oggi mi rendo conto che non posso più indossare i miei vecchi vestiti perchè sono stretti, i negozi per comprare quelli nuovi sono ancora chiusi e io sto gelando con una vecchia tuta in attesa che qualcuno apra le porte.

Perchè ho una gran voglia che queste porte si aprano per scegliere qualcosa che mi piaccia davvero e per guardarmi in uno specchio fedele non in quello deformante della paura.

La paura, la mia perenne compagna: negata ,combattuta ,violentata, ora la guardo per com’è. Ha un nome e degli occhi, un

viso e dei capelli :sono i miei. Questo aspetto di me così intimo e così detestato ora sta qui, è ritornato a casa.

Ho tutta l’intenzione di prendermi cura, di me della mia paura delle persone a cui tengo davvero.

Prendermi cura,proprio così.

croc

“La conoscente felice” ovvero la sottile arte di avvilire il prossimo.

Ci sono giorni in cui sei rotta e le istruzioni sono in cirillico, e tu chiaramente di cirillico non sai nemmeno una lettera. Google traduttore è rotto e tutti gli interpreti di tua conoscenza in vacanza. Lontani e senza connessione.
Sarebbe bello dire che ogni cosa ha un perchè, che il dolore è funzionale, chiusa una porta si apre un portone, gli sbagli sono il sale della vita. Ma oggi no.
A volte rivendicare il diritto a essere rotti è cosa buona e giusta. Formulare frasi di senso compiuto e stabilire obiettivi pare impresa degna di Bear Grylls.
In queste giornate tutti ti sembrano migliori:solo tu sei a pari merito con un gerarca nazista e la signora ammazzatutti nella scala del “Personale Disgusto Quotidiano”.
La cosa peggiore che ti potrebbe capitare è senza dubbio l’incontro con la “conoscente felice” che non va confusa con la persona autenticamente felice: no, la conoscente felice in realtà ha una barca di cazzi suoi pure lei ma trova galvanizzante consigliare te, dirti che ti trova giù, smunta, pallida. Alla fine ti propone di vedervi, per un caffè, che a lei fa piacerissimo.
Usa termini come piacerissimo, la conoscente felice. La sua vita è superlativa, e il suo vocabolario pure.
In queste giornate bisogna resistere e cercare di non sembrare Britney Spears in pieno crollo nervoso, in mancanza d’altro va bene un sorriso lievemente isterico e l’occhiale da sole è consigliatissimo.
La buona notizia è che anche queste giornate, come tutte inesorabilmente passano.
Ma la conoscente felice no, lei è inesorabile. Attraverso varchi spaziotemporali ci sarà sempre e vederti le farà sempre “piacerissimo”.

BreeGun

Dio ti rispetta quando lavori ma ti ama quando danzi. (Massima Sufi)

Mi è capitata la fortuna di incontrare una persona molto speciale, un amico che non può contare molto su quanto gli sarà dato vivere ancora. E proprio per questo aveva gli occhi guizzanti come pesci d’oro, e un sorriso smagliante e a tratti disperato.
Ha la forza di chi ha lottato sempre per essere chi è e amare chi desidera, non voglio fare un post su quanto sia necessario riconoscere ad un essere umano il diritto ad essere se stesso, altri lo fanno meglio di me e con parole bellissime, che spesso mi commuovono.
Posso solo raccontare di quanto alcuni momenti siano preziosi e di quanta consapevolezza un incontro può portarti. Penso alla quantità di ore che passiamo con persone di cui non ci importa molto o con le quali sono più i non detti che le verità, e mi stupisco di come invece alcuni incontri possano darti un nutrimento capace di durare nel tempo.
La vita se la dovessi spiegare a un bambino direi che è una danza: non è una lotta, men che meno una guerra.
E’ una danza di quelle bellissime e a volte sfinenti, come quella dei dervisci che ruotano e tu dici “ora si rovescia”, per qualcuno è un balletto classico, bellissima e perfetto ma a guardare bene i piedi nelle scarpette ne hanno patite tante. Qualcuno la balla da incazzato e sta in posa anche quando la musica è finita, altri ballano la musica di qualcun altro e poi se ne pentono mordendo un cuscino o sbattendo forte le mani sul volante quando nessuno li vede.
Qualcuno la vede come un ballo di gruppo e anche se a volte si sta un po’ stretti si diverte lo stesso, per altri è solo un ballo di coppia e senza il partner si sentono monchi e demotivati.
La musica cambia spesso e non sempre ci piace, a volte ci fa fare solo fatica ma quei piccoli momenti di infinito quando volteggiamo persi nella nostra canzone valgono il viaggio, siamo chi vogliamo essere e fino all’ultima nota possiamo cambiare passi e cambiare musica. Quindi grazie amico dolcissimo, avevo dimenticato quanto in fondo io ami ballare. DERVISCI

Del taglia e cuci sulle altrui vite

Sono lievemente nauseata dagli arrabbiati per forza, dagli arrabbiati in posa.
Dei cattivi ragazzi della domenica e delle ragazze che si comportano da dure anche mentre fanno la spesa alla Coop.
Ho un’ammirazione genuina semmai per quelli che cercano un senso e un modo per non finire abbruttiti dal gran marasma che è la vita per tutti, ma cercano questo senso senza calpestare gli altri e le loro vite, senza giudicare tutto, tagliando e cucendo abiti che poi non sono disponibile ad adattare anche sono visibilmente troppo stretti e fuori dal tempo.
Il punto è che per vivere come cani con la rabbia non ci vuole molto impegno basta lasciarsi andare nel fiume nero di tutto quello che non va cercando sempre il colpevole più evidente e vicino a te, ma lo dicono anche nei gialli :Il colpevole non è sempre il maggiordomo!Provare a canalizzare quella rabbia che spesso proviene da motivi sacrosanti semmai è il difficile. Cercare di non lasciare che nessuno strumentalizzi la rabbia ma vederla per quello che è esattamente: qualcosa che può portarci a cambiare quello che non ci piace. Non me la sento di dare la colpa a tutto ciò che di nuovo esiste, dai social agli apericena (il nome è brutto questo si), come se fosse un’emanazione di Satana, credo che come sempre sia questione di buon senso e perchè no di buon gusto.
Che poi sono arrivata alla conclusione ,misera per molti, che l’unica cosa che ha davvero senso fare è cambiare le cose che non ci piacciono partendo dalle mura di casa nostra e proseguendo. Personalmente ho passato un lungo periodo delusa dal “fuori” a guardarmi l’ombelico, oggi so che le due cose (il fuori eil mio ombelico) possono perfettamente coesistere e che se un determinato modo di affrontare i problemi o le questioni sociali non mi piace o non mi appartiene non devo far altro che girarmi e cercare, salterà fuori qualcuno come me o in qualche caso sarò io da sola a fare esattamente quello che mi sembra il caso di fare.
Gradisco molto le critiche quando sono costruttive ma scappo a gambe levate da quelli che fanno a pezzi la vita degli altri e le loro passioni,per una presunta superiorità culturale o perchè hanno bisogno di fare i sagaci a tutti i costi.
Consapevole delle maschere che ho portato e che in parte ancora porto guardo con incredibile ammirazione quelli che sono, e semplicemente brillano di luce propria

scappo col circo.

Domenica sono capitata alle giostre, erano anni che non andavo, c’era il sole e il parco pieno di gente, sembrava un telefilm sbarazzino americano, c’erano i bambini ma pochi che alle 11 del mattino non è proprio l’ora di punta.
Ho guardato le macchine e il tunnel della paura e mi sono domandata chi le fa queste gigantesche scatole rumorose? Quanto può costare un tunnel degli orrori e dove si compra, per dire? Mi sono chiesta chi sono le persone che fanno questo lavoro, anzi questa vita. Avevo visto un film documentario molto bello su questa realtà così poco conosciuta si chiama “la Pivellina”. Casomai lo volessi vedere.
Ogni scatolone ha la sua musica, tutte rigorosamente trash, il bello del luna park è anche questo.
Mi sono immaginata forse in un eccesso di ottimismo che essere genitori tiri fuori il meglio dalle persone, guardavo le facce stropicciate di giovani papà fare su e giù col bruco mela e mamme sorridenti a guardare i loro figli rimbalzare su quelle orribili ruote gonfiabili che li fanno sembrare dei buffi criceti e ho pensato proprio questo. Esclusa la musica proveniente dagli altoparlanti ,le giostre erano silenziose.
Ho pensato a quelli che ti rispondono ai messaggi dicendo che stanno sempre benissimo e mi sono chiesta perchè. Risposte me ne sono data molte non so quante siano giuste.
Mentre le giostre giravano mi è venuta in mente un amica lontana che è partita per un viaggio meraviglioso e coraggioso e mi sono ricordata che è sempre stata l’amica delle cose pazzesche e mi conquista ancora come 20 anni fa.
Passare una mattinata immersa nel sole tiepido di inizio marzo mi ha fatto fare le montagne russe anche nello stomaco e forse la magia del Luna Park è ancora quella di quando ero una bambina con un’amica piena di ricci. Forse sono ancora la bambina che sogna di scappare col circo perchè in fondo qualcosa di magico sotto quelle trappole di lamiera e i peluches strabici c’è. Ne sono sicura. Read More

oggi la butto in caciara

come quando ero ragazzina. ci risiamo, l’altro ieri ero ragazzina tra parentesi. A quasi trentanni mi sento una fatina altrochè.
Comunque ci risiamo con l’inadeguatezza, che fatica, pensavo di averla abbandonata insieme alla depilazione integrale. Altro male del secolo.
Non sono abbastanza brava mi dico, pausa sconforto, per fortuna esistono i fumetti e Zerocalcare e pure dmax e la tv spazzatura che le altrui nevrosi sono consolatorie.
Nell’abbruttimento di questi pensieri sbuca una voce, non è la coscienza, quella è stata rapita anni fa (quando dovevo imparare le tabelline e giurando e spergiurando dissi alla maestra:-Giuro che ho studiato ma mi vergogno a parlare in pubblico) e io non pago alcun riscatto. Se la tenessero la noiosetta.
E’ una voce “virtuale” una voce che appartiene alla rete, una rete però che se usata bene è fatta di persone idee e sogni molto reali e molto poco “social” per finta.
Leggo dunque che non sono la sola a sentirsi così e che l’inadeguatezza è cifra di tutte le età e non solo della temuta …
adolescenza
a·do·le·scèn·za
sostantivo femminile
Età nella quale continua lo sviluppo e la crescita, tra la puerizia e l’età adulta.
Il fatto che io abbia riso a lungo sul suono della parola puerizia dimostra come il confine tra la suddetta età e quella adulta sia labile e provvisorio.
Quindi oggi la butto in caciara come si dice a Roma ma mi va bene così, so che questa sensazione così simile al mal di stomaco passerà, nel frattempo però non mi affanno a cancellarla, non la coloro di rosa cercando di trovare subito per forza un aspetto positivo e di crescita. Me la vivo e basta. E per fortuna ci sono i fumetti.

Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca. (Proverbio cinese)

Meno male che ci sono i libri, sia lodato il signor Gutemberg e la stampa a caratteri mobili, che siam ridotti così con i libri figurati senza!
Leggerai libri? Lo spero tanto, vorrei dirti che sono una di quelle che amano il profumo della carta ma per quanto ci infilassi il naso dentro non mi è mai sembrato un buon profumo.
Posso dirti però di quando sono andata in cerca di Moby Dick con Achab, di quanto la dannata balena bianca mi abbia ossessionata, o di quando con Dino Buzzati mi sono tuffata nei meandri torbidi e scuri di Un Amore ma mi sono sentita un po’ bigotta e molto provinciale.
Mi piacerebbe raccontarti che sono stata a vivere sugli alberi con il Barone Rampante, Cosimo per gli intimi, e ho tratto da lì alcune strategie di guerriglia che mi sono venute molto utili nei coflitti casalinghi della mia adolescenza.
Ho trovato una giustificazione di tutto rispetto al mio essere vendicativa leggendo Il Conte di Montecristo, a onor del vero ho dovuto rivedere le mie posizioni bellicose negli anni ma questa è un ‘altra faccenda.
Ho riso e pianto con tutti e dico tutti i romanzi di Lucia Extebarria chiedendomi se fosse troppo di nicchia o troppo pop e entrambe le cose, ma poi ho deciso che non me ne fregava assolutamente nulla. Ho divorato Nesbo e le indagini poliziesche di mezza Europa, per poi rannicchiarmi contro l’anima buona che condivide con me la vita, terrorizzata da Serial Killer norvegesi con gravi patologie dermatologiche.
Potrei andare avanti ore raccontandoti tutte le storie che mi hanno accompagnata e ancora mi accompagnano, il punto però è che leggere mi ha fatto essere chi non sono, non sarò mai o in qualche caso non voglio essere, leggere è come avere una valigia sempre pronta e un miliardo di destinazioni possibili avanti e indietro nel tempo. Leggere ha migliorato la mia vita, anzi in parte ti posso dire senza aver paura di esagerare che leggere mi ha salvato la vita. Non vorrei farla facile come il buon Montesquieu: “Non ho avuto mai un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato”diceva. Ora o ha avuto dolorini o leggeva libri diversi dai miei e mi sa da quelli di tutti. Non basta un’ora di lettura naturalmente a dissipare il dolore ma aiuta, la lettura sa andare là dove c’è bisogno con una forza e una delicatezza che sarebbe pressochè impossibile in altro modo, e poi vuoi mettere la qualità dei tuoi interlocutori? Hai un dubbio e taac chiedi a Murakami, una domanda spinosa? Nessun problema Simone de Beauvoir è lì per te, Virginia Woolf è a domicilio, insomma un club niente male di super eroi. E credimi, non per spaventarti, ma di super eroi ne avrai bisogno. Per non perdersi nella realtà a me è servito perdermi nella fantasia. Che poi a ben vedere tanto fantasia non è.

N.B ho scelto un proverbio cinese perchè oltre che essere azzeccato è da poco passato il capodanno cinese, dunque buon anno della Capra a tutti!

Lo dice pure Kurt Vonnegut

Una cosa fondamentale è afferrare al volo le belle giornate, quelle in cui senza apparente motivo sei felice.
Non è cambiato molto da ieri il tempo non è nemmeno così bello ma tra lo stomaco e il petto si annida la felicità, ecco quelle giornate goditele, a me non capitano spesso, che si sa son quella del bicchiere sempre mezzo vuoto e quindi le afferro come un dono appena le intravedo.
Tra le cose che mi rendono felice senza motivo, ormai lo sai, scrivere è una di queste. Per anni mi sono domandata se fossi “abbastanza” per farlo, oggi so che non mi importa poi molto. La gioia non è necessariamente imparentata col talento, ho capito anche questo ultimamente. Ho capito anche il valore di mettersi in gioco a dire il vero e di provare. Anche se l’imbarazzo è una bestia bruttissima però puoi riderci su e alla fine pesa meno.
Una delle grandi scoperte di questo periodo è che dopo tanti anni passati a pensarmi e disegnarmi diversa comincio a volermi bene così. Questo te lo auguro di cuore, anche se secondo me la faccenda del “se non ami te stessa non ami nemmeno gli altri” è una gran cazzata. Una cattiveria travestita da massima zen. Questo sempre secondo me, sia chiaro.
L’amore per gli altri è qualcosa di multiforme e mai uguale, quello per se stessi invece viaggia molto più in profondità, è come dire che non puoi andare a fare una nuotata se non hai un corso da sub alle spalle. Per fare il sub è necessario un coraggio e una perseveranza che per fare una bella nuotata non servono, e se nuoti sotto poi il buio è molto più spaventoso che in superficie.
Vorrei farti anche notare che si ama come si può, non incazzarti perchè l’amore ha tanti linguaggi.
Guarda solo che non sia amore che fa male che quello invece è una truffa colossale, ma la differenza con quello vero è come quella che passa tra un budino di merda e uno di cioccolato. E qui il paragone credo sia chiaro.
Kurt Vonnegut ha detto “quando siete felici, fateci caso”. Quindi ho anche una conferma autorevole in merito. Facciamoci caso quando siamo felici, e non parlo della felicità fasulla dei social nè di quella che propiniamo all’ex di turno ogni volta che lo incrociamo (“sto benissimo davvero, sono così felice che levito dal panettiere”) . Parlo piuttosto della felicità sottile che ci fa fare quello che ci piace in una giornata nuvolosa con la consapevolezza, del tutto nuova,che non ci stiamo poi così antipatici.

promemoria 1

Ho pensato che sarebbe opportuno scriverti dei promemoria per quando sarà, che serviranno sia che tu sia femmina o no.
Che poi magari quando è il momento con me non ne vorrai parlare o io dirò ovvietà irritandoti.
La faccenda è pressapoco questa dopo l’adolescenza ti trovi davanti a un mare di morti e feriti, rapporti azzoppati liti irrimediabili e turbe di vario genere: calma e gesso.
Io ti consiglio la fuga per qualche anno, non è uno scherzo: funziona! Scegli un luogo di tuo gusto, compatibilmente con le nostre finanze future e cerca anche di trovarti un lavoro e poi fuggi a gambe levate dalla tua adolescenza così puoi capire chi sei, chi vuoi essere senza le opinioni fastidiose dei tuoi compari. Siccome ho la netta sensazione che con due come noi per genitori la tua adolescenza non sarà la fiera dell’equilibrio e delle esperienze giuste al momento giusto prevengo e ti consiglio: fuggi!! E’ l’unico modo per scoprire cosa vuoi senza nessuno che ti dica che sei “poco coerente”, sì gli adoloscenti si credono coerenti, pare buffo ma è così. Tu prenditi il lusso dell’incoerenza, sperimenta e vedi se qualcosa ti piace davvero, a quel punto falla falla e ancora falla. Lasciali ridere, giudicare scuotere il capo. Non sanno un cazzo, e non sono amici. Questa lezione potresti metterci un tempo considerevole a capirla, in ogni caso ti auguro di farcela entro i trenta.
Gli amici è molto difficile portarseli appresso dall’infanzia, mi spiace dirtelo, so che si levano voci contrarie ma io la penso così, la lettera è la mia dunque pure le opinioni.
Succede che si cambia e tanto e l’affetto non sempre riesce a colmare le differenze, poi ci sono gli screzi le gelosie, quello che ora ti sembra per sempre per fortuna o purtroppo non sarà così. Reputati fortunata se riesci a far salve un paio di persone. Ti parlo al femminile che ho arbitrariamente deciso senza motivo alcuno che quando mai sarà il tuo momento sarai femmina. Se sei maschio le cose potrebbero essere un po’ più facili, ma non troppo, che io ci ho sempre creduto poco allo stereotipo del maschio “semplice pallone amici”. Visto il compagno con cui vivo poi!
Tornando a noi gli amici migliori secondo me si incontrano dopo i venti, ci si incontra sugli interessi comuni e si frequentano persone che nell’età terribile di qui sopra ritenevamo antipatiche, imbarazzanti etc etc.
In genere sono le amicizie migliori, un’ altro aspetto da non sottovalutare è che le amicizie da “grandi” sono teoricamente meno morbose di quelle precedenti, la relazione è col partner e l’amicizia è un’altra cosa. Dunque niente liti pianti scomposti e paginate di inchiostro perchè la nostra amica non è più come all’inizio.
Dico teoricamente perchè qualche esemplare esce turbato dall’adolescenza ecco, tu evitalo come la peste! Queste cose in età avanzata son bruttissime e pure un filino inquietanti, quindi ti prego scegli amici che rispettino i tuoi spazi e le tue scelte.
Chiarisci se puoi con quelli con cui ti sei lasciato troppo male che ti fa bene e soprattutto a volte ci sono svolte inaspettate, ma tieni conto che non qualcuno non sarà possibile a quel punto sorridi e passa oltre. Nessun litigio è così importante da meritare un rancore protratto negli anni, se questo avviene hai a che fare con un adulto turbato: torniamo al punto sopra, fuggi!
Ti svelo inoltre che un atteggiamento a metà tra la compassione del Dalai Lama e l’indifferenza di Bruce Willis ti darà un immagine di te molto più gradevole e funzionerà da antidepressivo nella giornate troppo cagose, che ti garantisco esistono anche nel post adolscenza! Con la differenza che non puoi abbruttirti a letto nè dedicarti all’autocommiserazione (pratica nobilissima da me molto amata), alla prossima!